I Processi di integrazione delle professioni sanitarie


Con la crescita esponenziale delle richieste degli utenti e delle conoscenze scientifiche, la legittimazione delle professioni sanitarie è avvenuta grazie alla crescente delega di attività lavorative precedentemente svolte esclusivamente dalla classe medica.

Altre professioni, come i tecnici di radiologia medica, di laboratorio biomedico ed i fisioterapisti, e tante altre ancora, devono la loro crescita all’evoluzione tecnologica e alla diffusione di apparecchiature nuove negli ospedali.

Quindi emerge chiaramente come il concetto di integrazione tra le diverse professioni sanitarie divenga un concetto chiave importante per la gestione efficace ed efficiente delle risorse e per il conseguimento degli obiettivi delle aziende sanitarie: promozione, mantenimento e recupero della salute fisica e psichica dei pazienti.

Il concetto di “integrazione” non riguarda solamente un aspetto organizzativo, cioè di coordinamento tra gli operatori o come rete di servizi e di professionalità, ma anche un aspetto culturale, di superamento del concetto duale di salute e malattia per passare a quello di “benessere fisico psichico e sociale”, che permette di mettere al centro la persona ed i suoi bisogni. Vi sono inoltre l’aspetto sociale di integrazione (tra operatore ed utente), quello professionale (tra professionisti) e quello gestionale (integrazione di servizi).

L’équipe interprofessionale è la modalità operativa necessaria per l’erogazione delle prestazioni che gli utenti chiedono al servizio sanitario, ed essa prevede che i suoi componenti siano consapevoli e riconoscano reciprocamente le proprie identità professionali e le proprie competenze, sviluppando una cultura comune per gestire globalmente e  in maniera olistica le problematiche che incontrano.

Questo comporta che i membri di tali gruppi interprofessionali debbano sviluppare una serie di competenze:

– Relazionali: per la gestione delle relazioni terapeutiche con il paziente in ottica di empowerment, e con i componenti dell’équipe stessa;

– Organizzative: per l’integrazione delle proprie attività e competenze con quelle degli altri professionisti;

– Clinico-assistenziali: per l’espletamento della propria attività professionale;

– Di leadership e decision-making per guidare ed interagire con il team;

– Di collaborazione, dato che “integrare” letteralmente significa “aggiungere ciò che manca ad un intero”.

A tale scopo appare fondamentale che tali processi vengano accompagnati da una formazione mirata dei professionisti e che la loro integrazione non venga lasciata solo alle doti di socializzazione soggettive e alle peculiarità del carattere di ognuno di essi.

Ci si può infatti chiedere se l’espansione e lo sviluppo delle professioni di assistenza abbia contribuito a generare nuove opportunità organizzative o abbia dato vita a criticità inter ed intra-professionali.

A tal riguardo si può solo affermare che il risultato non sia né l’uno né l’altro, ma che esso dipenda solo dal modo con cui i professionisti vengono accompagnati in tale percorso. Infatti le dinamiche collettive sono profondamente complesse: il legame tra i membri di un gruppo non può essere basato solo sull’interazione, sulla coesione e sull’appartenenza ad una comune matrice; occorre che la diversità e la poliedricità dei suoi elementi vengano governati e fatti confluire verso un ambiente che favorisca la collaborazione ed il ben-essere organizzativo.

Altrimenti si corre il rischio di frustrare le diverse professionalità e le rispettive autonomie, producendo risultati peggiori di quelli conseguiti dagli operatori singolarmente, come avveniva in passato.

 

Giustino Ciccone

Infermiere, professore a contratto Tor Vergata-Roma

 

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