Su Ali d’Aquila tra Scilla e Cariddi

Al termine di ogni intervento sanitario, dobbiamo sentire che per il paziente non abbiamo fatto nient’altro che il nostro meglio.

Non possiamo non aggiornarci e non sapere quali sono le conoscenze mediche attuali.

“Dobbiamo imparare ogni giorno”.
Su queste parole dette dal padre del PHTLS, Norman McSwain, vorrei lasciare la mia testimonianza.

Si impara ogni giorno, è vero!
Sto effettuando dei corsi di Primo Soccorso presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria con la Croce Rossa Italiana. All’inizio pensavo di non riuscire in questo progetto, mi sono detta:” Sarà difficile farti seguire”. “Vorranno venire “SOLO” per passare qualche ora diversa”.

E invece…niente di più sbagliato! In un ambiente chiuso, che opprime, sentendo le chiavi che si chiudevano dietro di me, luce che non arriva neanche se la paghi, un odore acre che ti punge l’anima, sono entrata nella biblioteca del Carcere di San Pietro ed ho cominciato a preparare il PC, le slides, il proiettore ecc.

Ed ecco sono arrivati gli ospiti, i detenuti.

In fila, sorridenti, uno dietro l’altro, hanno salutato, si sono seduti sparpagliati, felici.
Li guardavo entrare, sorridente, seguendoli con lo sguardo, uno dietro l’altro, salutando, impacciata.

Ci siamo presentati, ero con gli amici della Croce Rossa Italiana: Valentina, Educatrice; Roberto, Architetto; Katia, la Responsabile di Area 1; Maria Antonia Belgio, Presidente Onorario della LIDU ( Lega Italiana Diritti Umani), suo il Progetto che ha visto Croce Rossa Italiana eseguirlo.

Come Monitore di Primo Soccorso della CRI di lezioni in giro ne ho fatte parecchie, diversi anni ad istruire Cittadini ( insegnanti, impiegati, scolari ecc.) ma era la prima volta che facevo  Educazione Sanitaria in Carcere.

Nel mio vissuto stereotipato, vedevo gli ospiti come nei film Americani: tatuati, sputacchioni, armadi senza cervello camminare alla Silvester Stallone insomma tanto per capirci.

No…ho  sbagliato, sbagliato, sbagliato!!

Ho parlato per 4 ore a persone che non si sono mai annoiate, la più bella lezione fatta tra le più belle.

Come Infermiera del 118 so l’importanza del primo soccorso e le difficoltà che incontriamo per entrare in strutture come queste. In un sistema sanitario che deve dotarsi di una road map con tutti i nodi e le relative connessioni delle reti tempo-dipendenti per assicurare una presa in carico del paziente che, per gravità e caratteristiche delle patologie, deve avvenire nei tempi giusti e nel luogo di cura più appropriato, noi del 118, ci troviamo che, tra il dispacth e l’arrivo sul paziente perdiamo tra i 20 e i 30 minuti e oltre.

Qualsiasi sia la patologia di tempo ne passa e pure molto. Non avevo considerato però un altro fattore e non di poca importanza: il tempo che intercorre tra l’evento e l’arrivo del personale sanitario che opera all’interno della casa e che poi dovrà fare la chiamata. Anche qui un tempo tiranno che non gioca a favore del detenuto. Dove sono i livelli di efficienza, di efficacia, di qualità e sicurezza delle attività svolte?
Qui non c’è lo scoop and run. Qui non c’è lo stay and play! Per poter trasportare un detenuto c’è anche bisogno della scorta.
Altro tempo, altro giro.

Ma torniamo a loro, gli ospiti, quelli di cui vi parlavo prima, i Silvester Stallone de noi altri, quelli cattivi che sono chiusi giustamente dentro le mura.
Lo stereotipo di prima.
Hanno seguito con grande passione, si sono messi in gioco, hanno imparato a disostruire, hanno imparato a comprimere una emorragia, effettuato un buon massaggio cardiaco ecc. BRAVI, BRAVI!!

Nel pomeriggio siamo tornati.

Due detenuti non avevano pranzato. Hanno preparato dei bignè alla crema per noi (cioccolata e crema pasticcera).  Volevano ringraziarci per ciò che avevamo fatto per loro ed il tempo tiranno non li ha fermati, ceneranno stasera.

“Qui, signora mia, fino a ieri si moriva, oggi possiamo fermare il tempo come lei ci ha insegnato, Grazie!”

Si sono messi in fila, per ringraziarci uno ad uno.

E Tra Scilla e Cariddi il vento ha soffiato via tutte le mie riserve mentali, tutti i miei stereotipi.

Ed anche se non ci sono zone di franchigia, qualunque sia lo status, qualunque sia la condizione umana mai più vedrò un film Americano, non dice la verità!

Daniela Marcella Dattola

Infermiera 118 Reggio Calabria presso la postazione Reggio Sud

Monitore di Primo Soccorso presso la Croce Rossa Italiana

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